Con l’ulivo in mano oggi acclamiamo Gesù il Salvatore, il Messia atteso. Ed egli, mansueto, cavalcando un asino entra in Gerusalemme; sceglie la cavalcatura della povera gente, la bestia da soma a cui si ricorre per le mille incombenze della vita quotidiana.

La folla lo identifica come l’Atteso, il Figlio di Davide che viene nel nome del Signore.

È il preludio di quell’altro corteo doloroso che muoverà dal pretorio di Pilato verso il monte Calvario. Gesù è disposto ad andare fino in fondo, a qualsiasi costo, a correre anche il rischio di finire sulla croce. L’amore, che lo ha guidato in tutta la sua vita, lo conduce ora ad entrare nella Città Santa, con determinazione, confidando nel Padre che non lo abbandonerà, qualunque cosa accada.

In questa domenica siamo invitati a cogliere l’identità di colui che sta per offrire la sua vita. Chi e è Gesù per noi e chi siamo noi nei suoi confronti?

La Pasqua inizia con la prospettiva della croce, con la prospettiva dell’obbedienza totale di Gesù al Padre e della solidarietà piena del Cristo con gli uomini. Egli è il Servo del Signore che intraprende la strada per salvare (= per regnare) in contrasto con ogni più ragionevole attesa: sceglie non la forza e la ricchezza, ma la debolezza e la povertà.

Sulla croce, in questo misterioso scandalo di umiliazione, di sofferenza, di abbandono totale si compie il disegno salvifico di Dio.

Nell’impatto con la croce la fede vacilla: sale inquietante la domanda del «perché» di questo cumulo insopportabile di sofferenza e di dolore che investe Gesù, il Crocifisso, e con lui tutti i crocifissi della storia.

Sulla croce muoiono tutte le false immagini di Dio che la mente umana ha partorito e che noi, forse, continuiamo inconsciamente ad alimentare. Per la morte di Gesù sulla croce il velo del tempio si squarcia l’amore infinito di Dio per noi si manifesta pienamente.

Nell’annientamento del Figlio di Dio nasce una nuova umanità. Il mistero della morte diventa mistero di vita e di trionfo Questa la verità sconvolgente dell’amore che si fa dono. Lo ha compreso il Centurione che, vedendolo morire, lo proclama e lo riconosce come il figlio di Dio.

La fede nel Cristo risorto e vittorioso sulle forze del male deve impregnare tutto il nostro comportamento, ogni nostro atteggiamento e trovare espressione nella testimonianza della nostra vita. Oggi siamo chiamati ad affermare di fronte al mondo questo mistero: la sofferenza e la violenza non hanno l’ultima parola; l’uomo è destinato ad altro! La speranza è possibile!

Chiediamo la grazia di seguire il Signore Gesù fino alla croce per essere partecipi della sua risurrezione. Questa il cammino della Sua e della nostra Pasqua.

 

 

 

 

 

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