3 domenica di avvento 2017

 

L’annuncio che il Signore è vicino risuona anche oggi come un monito a cambiare le condotte di vita non coerenti con la sua venuta.

Ma è anche un annuncio che solleva il nostro sguardo verso l’alto e che non può non generare in noi grande gioia. Occorre non ingannare noi stessi: la gioia cristiana non è un atteggiamento passivo, che chiude su noi stessi e si esaurisce in una sensazione di piacere, ma è piuttosto la gioia di chi si sente chiamato a collaborare ad un progetto di trasfigurazione del mondo, un compito che è fonte di senso e di responsabilità, un senso della vita che diventa testimonianza. In questo modo la vicinanza del Signore, vissuta con autenticità, ci rende segni credibili di fronte al mondo.

Nel vangelo Giovanni Battista rivolge a Gesù la domanda cruciale per ogni credente: Chi sei tu? Scoprire chi è Gesù per noi porta a prendere coscienza dell’essenza della nostra fede e anche a interrogarci su come rendiamo ragione del nostro credere di fronte agli altri. Possiamo così scoprire anche il nostro personale compito di testimoni.

La prima lettura descrive la missione del profeta come uno che porta un messaggio di pace e di liberazione. Gesù riprenderà questo testo di Isaia per annunciare che egli stesso dà compimento alla promessa. Nella seconda lettura Paolo indica la missione del cristiano nell’essere testimone di gioia e di riconoscenza, nel pregare e nel praticare il discernimento della volontà di Dio in ogni situazione.

2 domenica di avvento 2017

 

La speranza cristiana non è attesa vuota, la certezza di avere dalla nostra parte un Salvatore non lascia nell’indifferenza e nell’inerzia.

Tutta la Parola che anima la liturgia odierna parla di conversione, di cambiamento. La preghiera autentica, che chiede la venuta del Signore, si confronta necessariamente con la vita quotidiana e con i gesti che possono esprimere la densità dell’incontro atteso: condividere, perdonare, accogliere, aiutare... diventano allora i verbi di una vita di fede che prepara la strada al Signore che viene a salvarci. La conversione cristiana è un cammino di maturazione continua e di trasfigurazione della sua quotidianità alla luce della grazia.

Nella figura di Giovanni Battista e nella sua predicazione di un battesimo di conversione il vangelo orienta in modo efficace a Gesù atteso quale rivelazione del Padre: è lui che immerge nello Spirito di Dio, è lui la sapienza che guida il nostro cammino terreno.

La prima lettura anticipa la speranza e la gioia a cui il vangelo di Gesù darà compimento: in essa ascoltiamo la profezia di Isaia, che annuncia come Dio torni ad essere pastore del suo popolo e lo guidi e lo sorregga nel cammino di conversione.

Questa richiesta di cambiamento in noi è presente anche nella seconda lettura: cieli nuovi e una nuova terra, nella quale avranno stabile dimora la giustizia e la pace, saranno possibili solo se la venuta del Signore troverà accoglienza e disponibilità.

1 domenica di avvento 2017

 

La nostra maturazione umana e cristiana ha bisogno di riferimenti chiari e di criteri di giudizio per le nostre scelte.
Spesso situazioni di smarrimento e di colpa o le difficoltà della vita ci immergono nell’angoscia e nel disorientamento: è come se la terra sotto i nostri piedi si sgretolasse. La fede in Gesù salvatore può darci quel fondamento stabile su cui ancorare noi stessi e le nostre relazioni. In quei momenti la presenza piena di amore di Colui che viene a salvarci può avvolgerci e donarci la libertà di una speranza che non delude. A questo sguardo di speranza invita la liturgia di questa prima domenica di Avvento.
Il vangelo esorta alla vigilanza: a ciascuno è stato affidato il suo compito, il cristiano che vive nell’attesa del Signore non è dispensato dall’agire nella storia, affinché la sua venuta non trovi gente addormentata e indifferente. La salvezza è dono e responsabilità, impegna a resistere alle forze del male.
Carica di speranza è anche la prima lettura: il ricordo dei benefici del Signore può generare fiducia e trasformarsi in invocazione perché Dio si renda presente nel suo popolo come liberatore e salvatore, come padre e redentore. Anche la seconda lettura esorta alla fiducia e alla fedeltà: l’attesa che Dio si manifesti può agire come forza che conferma nella fede, nella certezza che Dio continuerà a sostenere il suo popolo.

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