Santa Famiglia Logo 2017

 

La famiglia appare nella Scrittura come il luogo della benedizione di Dio: pace e concordia, solidarietà e reciprocità d’aiuto, apertura al futuro attraverso la generazione dei figli ne sono le caratteristiche che la rendono immagine della relazione di alleanza di Dio con il suo popolo. Oggi la crisi della famiglia crea difficoltà a percepire questo messaggio.

E tuttavia la comunità cristiana non può rinunciare a comprendersi come “famiglia di Dio” e a modellare anche le relazioni intrafamiliari sui valori che vengono proposti dalla parola di Dio e dall’esempio che viene dalla famiglia di Nazaret.

Il vangelo presenta Gesù dentro il tessuto di una famiglia umana concreta, in un quadro realistico di ordinamenti, vicende e relazioni proprie del suo ambiente. E tuttavia conclude mettendo in evidenza la presenza di Dio in quella famiglia, in cui «il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui».

La pienezza della sapienza in Gesù rappresenta il compimento della promessa messianica richiamata dalla prima lettura: al centro sta l’alleanza che Dio offre all’umanità e che chiede solo una risposta di accoglienza fiduciosa.

In questo senso la seconda lettura presenta la fede di Abramo e di Sara come l’atteggiamento del vero credente: è tale chi sceglie di fondare la propria esistenza sul Dio affidabile.

Natale 2017

 

Il Natale cristiano non può essere ridotto ad una tradizione annuale carica soltanto di folclore emotivo, non è una favola per quanto sfavillante di luci e colori. È la festa memoriale della nascita di Gesù, nel quale Dio ha preso dimora fra gli uomini.

Gesù, che oggi contempliamo nella fragilità di un “bambino”, è parte concreta e irrinunciabile della storia umana, lo si accolga o meno egli rimane carne della nostra umanità: il Verbo si è fatto carne! La Parola, che sta all’origine e alla fine della storia, è carne di questa umanità. Il senso profondo del messaggio di Natale non distrugge la sua “poesia” e neppure la sua cornice festosa, tuttavia rimanda ad una consapevolezza più profonda: Dio si è fatto parte della nostra storia e noi siamo diventati suoi figli in modo del tutto speciale.

Il vangelo, nelle tre diverse celebrazioni oggi previste, è memoria, racconto e annuncio del senso profondo della festa: in Gesù, fragile bambino, Dio diventa speranza di salvezza per una umanità destinata alla morte: con la sua nascita, con la sua vita, con la sua morte e risurrezione, egli apre a noi un nuovo futuro, ci merita la vita eterna. Il Natale è rivelazione dell’Emmanuele, di Dio che vuole stare per sempre con gli uomini.

Le prime letture anticipano, ognuna a suo modo, la promessa di pace e di giustizia connessa all’Emmanuele. Da credenti sappiamo che il male nel mondo non può essere sradicato con le nostre forze. Noi possiamo solo invocare pace e giustizia da Dio e collaborare alla sua azione nella storia.

Nelle seconde letture il dono di Gesù all’umanità appare come manifestazione della grazia di Dio, la rivelazione della sua bontà, l’irradiazione della sua gloria: nel Figlio siamo resi figli ed eredi di Dio stesso.

3 domenica di avvento 2017

 

L’annuncio che il Signore è vicino risuona anche oggi come un monito a cambiare le condotte di vita non coerenti con la sua venuta.

Ma è anche un annuncio che solleva il nostro sguardo verso l’alto e che non può non generare in noi grande gioia. Occorre non ingannare noi stessi: la gioia cristiana non è un atteggiamento passivo, che chiude su noi stessi e si esaurisce in una sensazione di piacere, ma è piuttosto la gioia di chi si sente chiamato a collaborare ad un progetto di trasfigurazione del mondo, un compito che è fonte di senso e di responsabilità, un senso della vita che diventa testimonianza. In questo modo la vicinanza del Signore, vissuta con autenticità, ci rende segni credibili di fronte al mondo.

Nel vangelo Giovanni Battista rivolge a Gesù la domanda cruciale per ogni credente: Chi sei tu? Scoprire chi è Gesù per noi porta a prendere coscienza dell’essenza della nostra fede e anche a interrogarci su come rendiamo ragione del nostro credere di fronte agli altri. Possiamo così scoprire anche il nostro personale compito di testimoni.

La prima lettura descrive la missione del profeta come uno che porta un messaggio di pace e di liberazione. Gesù riprenderà questo testo di Isaia per annunciare che egli stesso dà compimento alla promessa. Nella seconda lettura Paolo indica la missione del cristiano nell’essere testimone di gioia e di riconoscenza, nel pregare e nel praticare il discernimento della volontà di Dio in ogni situazione.

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