Epifania del Signore Logo 2017

 

L’unità di tutta l’umanità, sotto lo stesso cielo, è forse un’utopia, un sogno illusorio? Se questa speranza fosse affidata soltanto alle forze dell’uomo, ai suoi mezzi, per quanto sofisticati, con tutta probabilità sarebbe destinata a rimanere un’illusione. Ma la speranza cristiana non fa conto sull’efficacia delle conquiste umane, o per lo meno non soltanto né primariamente su di esse.

Il cristiano affida con fiducia questo sogno alla promessa di Dio, il quale si è manifestato nell’uomo Gesù di Nazaret proprio per essere salvezza di tutto l’umano. La celebrazione dell’epifania di Gesù, come «Dio in mezzo a noi», affida ai credenti la missione di collaborare a costruire pace e unità, ma sa che la pienezza, il compimento, dipende solo da lui.

Il vangelo, nel racconto dei magi venuti dall’Oriente per incontrare il Bambino nato a Betlemme, mette in scena la grande contraddizione in cui vive l’umanità: mentre i vicini lo rifiutano, i lontani lo cercano per adorarlo. È un annuncio che conserva anche per noi, che ci dichiariamo cristiani, tutta la sua forza di provocazione e di sfida per la nostra fede.

La prima lettura propone un’immagine profetica: un fascio di luce esce da Gerusalemme (simbolo della Chiesa), luce capace di attrarre a sé un fiume di popoli, chiaro invito a questa “città di Dio” perché si rivesta di luce che rischiara le tenebre che spesso offuscano la nostra terra. La missione affidata ai credenti in Cristo di essere «sale e luce» per il mondo è richiamata anche dalla seconda lettura: il Vangelo, la buona notizia che Dio ci è vicino in Gesù, è una opportunità offerta a tutti, tutti possono partecipare alla stessa eredità. La Chiesa cristiana è per sua essenza missionaria!

Battesimo del Signore

Gesù viene proclamato “Figlio prediletto” e in questa “rivelazione” si manifesta anche il senso del nostro personale battesimo: siamo stati resi figli nel Figlio, figli amati di un amore irreversibile e unico.

Nella consapevolezza di noi cristiani d’oggi è paradossale proprio il fatto di non avvertire la grandezza e le esigenze della scelta battesimale, di non riuscire a riscoprire la centralità di questo momento decisivo per la nostra esistenza. Abbiamo bisogno urgente di una nuova presa di coscienza, abbiamo bisogno di ripercorrere vie comunitarie e personali che ci portino all’esperienza di «vivere il proprio battesimo» nella quotidianità.

La narrazione del vangelo ci mette di fronte al battesimo di Gesù nel fiume Giordano: nelle diverse scene del racconto sono tracciate in sintesi le linee della vocazione e della missione di Gesù. Investito dal dono dello Spirito, egli affronterà la sua vita come “profeta” in parole e opere, nella condivisione della sofferenza umana fino al dono di sé e alla vittoria finale nella risurrezione.

Ascolto della parola di Dio e ricerca di Dio e della sua salvezza sono al centro anche della prima lettura: non si tratta di un cammino facile, occorre superare le prospettive troppo chiuse che ci limitano l’orizzonte per entrare invece nell’orizzonte di Dio e comprendere l’imprevedibile novità del suo modo di guidare la storia.

Il battesimo ci è richiamato anche dalla seconda lettura, attraverso i temi dello Spirito, dell’acqua e del sangue, elementi decisivi della simbolica sacramentale di cui è intessuta la vita delle comunità cristiane.

logo Maria Madre 2017

 

La maternità di Maria ha un duplice volto e questo giustifica la posizione del tutto speciale che lei assume nella storia cristiana: da una parte è la madre attraverso la quale Dio prende dimora tra gli uomini, in lei il Verbo ha preso carne umana; dall’altra, proprio attraverso il Figlio che è allo stesso tempo «vero uomo e vero Dio», lei continua a trasmettere agli uomini la possibilità di partecipare alla vita divina.

L’attenzione prioritaria a “Figlio” non sminuisce il ruolo materno di Maria: il titolo di “Madre di Dio” che la fede cristiana le riconosce, per quanto appaia paradossale non esprime altro che la missione di Maria nella storia umana in quanto possibile storia di salvezza. Maria non ha ricevuto il dono d’essere madre di Gesù per sé sola, ma per tutta l’umanità.

Il vangelo ci fa rivivere il significato dell’evento natalizio, con i suoi personaggi e il suo clima: i pastori, simboli dell’umanità che attende il suo riscatto; Giuseppe, che nel silenzio custodisce e protegge il mistero; e il Bambino, che nella sua fragilità altro non chiede se non di essere accolto. In tale clima Maria «serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore».

Al centro della prima lettura sta il “Nome” di Dio, ossia l’essenza del mistero della persona che il nome condensa in sé: la benedizione promessa a coloro che lo invocheranno. Invocare il nome del Signore vuol dire invocare la sua presenza e la sua protezione.

La seconda lettura, unendo insieme il ruolo di Maria-madre a quello di Dio-Padre, ci è di aiuto per comprendere il senso dell’evento natalizio: nella “pienezza del tempo” Dio ci ha donato il Figlio per renderci suoi “figli”!

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