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Sono trascinato in questa domenica di Quaresima a vivere una storia nuova, una storia a puntate. La prima accade sulla soglia di un pozzo, dove incontrare un interlocutore speciale, Gesù, l’atteso.

Lui è lì, vicino al pozzo; io sento l’arsura della sete e il bisogno dell’acqua viva, quella che disseta.

L’uomo è assetato di valori. L’esistenza umana rivela aspirazioni sconfinate: sete di amore, ricerca della verità, sete di giustizia, di libertà, di comunione, di pace... Desideri spesso inappagati, domanda di totalità che spesso riceve risposta solo in piccoli frammenti; piccoli sorsi che lasciano inappagata la sete. Dal profondo del cuore l’uomo si muove verso un 'di più', un assoluto capace di acquietare e di estinguere la sua sete in modo definitivo. Ma dove trovare un’acqua che plachi questa inquietudine e appaghi ogni desiderio?

Nella tradizione biblica Dio stesso è la fonte dell’acqua viva. Allontanarsi da Lui e dalla sua Legge é sperimentare siccità e deserto; avvicinarsi a Lui assicura l’acqua che disseta. La roccia da cui Mosè fa scaturire l’acqua è segno della Provvidenza divina che segue il suo popolo e gli dà vita. Paolo spiegherà (cf 1Cor 10,4) che quella roccia era Cristo, misteriosamente all’opera già in quegli eventi della storia. Lui è anche il Tempio dal quale, secondo la visione dei profeti, sgorgherà l’acqua, segno dello Spirito, che dona fertilità e vita. Chi ha sete può attingere gratuitamente a Lui e non avrà più sete; egli stesso anzi, diverrà una sorgente d’acqua zampillante per sempre.

La promessa dell’acqua viva è divenuta realtà nella Pasqua di Gesù; dal suo costato squarciato sono usciti «sangue ed acqua» (cf Gv 19,34). Sulla croce Gesù diventa la sorgente da cui scaturisce l’acqua dello Spirito, cioè l’amore di Dio. È questo amore che ci ha purificati e generati a vita nuova, prima ancora che potessimo consapevolmente rispondere. Il Padre ci ha ammessi alla comunione con Lui; per opera dello Spirito siamo diventati una sola cosa con Cristo, figli nel Figlio, veri adoratori del Padre. L’esistenza cristiana animata dallo Spirito è un’esperienza filiale; non è altro che vivere nell’amore di figli, irradiando ciò che si è ricevuto.

Ma il dono ricevuto diventa compito di annuncio e di testimonianza; la fede deve diventare contagiosa, diffusiva. I battezzati, generati a vita nuova, radicalmente rinnovati nel cuore e nello spirito, devono rendere ragione della vita e della speranza che è in loro. Se la ricerca e la sete dell’uomo trovano in Cristo pieno appagamento, sarà necessario testimoniare come la salvezza non sta nelle «cose» che accendono nuovi desideri ed inquietudini, ma nell’unico valore a cui abbiamo aderito: Gesù Salvatore dell’uomo.

Non c’è altra acqua che faccia fiorire il nostro deserto e che definitivamente plachi il nostro cercare: «Ci hai fatti per te, Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposi in te» (s. Agostino).