Nel cammino della vita ciascuno porta nel cuore aspirazioni, progetti a volte confusi e per poterli realizzare si cerca qualche chiarezza, qualche segno che indichi la direzione, qualche sprazzo di luce che chiarisca ciò che solo si intravede.

Ciò vale anche sulla strada della fede, quando pur sui sentieri della Pasqua, avvertiamo che il cammino è lungo e non sempre agevole, anche se pervaso di speranza. C’è il deserto della tentazione e persino quello del silenzio di Dio, che può sembrare lontano, assente.

Così nell’oscurità o nel grigiore delle nostre strade quotidiane, la geografia della Quaresima ci conduce con Gesù in disparte, su un alto monte, assieme a Pietro, Giacomo e Giovanni. È l’avventura della fede che siamo chiamati a vivere: lo sguardo fisso sul Figlio, «l’amato », il cui volto brilla come il sole, e il cuore aperto alla sua parola, «Ascoltatelo».

Nella vita e nel cammino di Gesù e dei discepoli si arriva ad un punto critico:chiamati alla sequela del Maestro, a una vita di comunione con lui, i discepoli faticano a riconoscere con lucidità il mistero della sua persona, il senso del loro cammino e di quello del Maestro. L’incertezza e l’incomprensione riaffiorano, la fiducia è tentata, specialmente quando Gesù comincia ad annunciare apertamente la sua passione, il rifiuto e il fallimento, inconcepibili e inconciliabili con le attese dei discepoli. Anche se Gesù congiunge la morte con la risurrezione, la morte con l’amore l’insegnamento rimarrà inefficace prima della Pasqua.

Gesù allora prende l’iniziativa ed offre a tre discepoli il privilegio di contemplare per un attimo la gloria sfolgorante della sua persona e lo sbocco del suo cammino.

I segni che accompagnano questa Pasqua anticipata, la luce, la nube, la voce, sono i segni caratteristici della manifestazione di Dio. Sul monte il Padre indica in Gesù il Figlio «prediletto», «l’amato», il Servo disponibile al compimento della sua volontà , destinato al sacrificio e alla gloria; la nube è il segno dello Spirito che indica in Gesù il luogo della divina presenza. Ma più ancora la voce risuona come un invito perentorio: «Ascoltatelo». Ascoltare significa accogliere la persona di Cristo, obbedire alla sua Parola, dunque seguirlo.

Quando la luce di Dio vince le tenebre spesse che ci circondano… quando il grigiore è dissipato da un improvviso bagliore che rincuora la fede… quando il sentiero da percorrere appare nitidamente, come non mai, e la certezza di non essersi sbagliati invade il cuore… allora anche noi proviamo quello che hanno sperimentato Pietro, Giacomo e Giovanni. La luce di quel volto radioso ci è donata come una spinta a riprendere la strada che porta alla risurrezione, passando attraverso il Calvario. Quel regalo, quella grazia del tutto immeritata sono per farci riprendere il cammino, perché anche noi non ci lasciamo abbattere dalla prova.

Perché quando la luce viene meno, rimane sempre la Parola, una Parola che continua a guidarci anche in mezzo al buio più profondo. Ecco perché l’invito del Padre ad ascoltare il Figlio.

«Alzatevi e non temete», così Cristo rincuora i suoi discepoli di ogni tempo ad accogliere nella fede e nella speranza il progetto di Dio. Oltre la notte Egli assicura la luce di un nuovo giorno.

 

 

 

 

 

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