Venerdì Santo

Lasciamoci attraversare dalla croce di Cristo

È arrivato il giorno di fare i conti con la croce. Con la croce che spesso scansiamo e che non vogliamo vedere perché non vogliamo portarla. Con la croce che manifesta tutte le nostre ritrosie, carica com’è di tutti i nostri limiti, dei fallimenti, delle nostre sofferenze; ed anche dei frantumi di tutto ciò che si è rotto e guastato nella nostra vita. Sta tutto lì, attaccato alla mia croce, assieme a tutti i fallimenti, le incoerenze, le miserie.

Certo è più facile non vedere; ma questo non rende più leggera la croce, non la cancella dalla vita, non la allontana. Oggi faccio i conti con la croce, in questo venerdì oramai quasi assorbito dalla ferialità, da una pasqua di vacanza che rischia di lasciare il vuoto delle cose che mancano, specie in questi tempi di crisi.

Oggi faccio i conti con la croce, a partire da un piccolo segnale: il Cristo che vi è piantato sopra. Non posso relazionarmi alla croce senza di Lui, perché Lui ha dato a questo segno un risvolto inatteso e una conclusione inimmaginabile.

La croce di Cristo è la porta stretta che introduce alla vita, è il luogo dell’amore gratuito e totale, è il segno della vita che va oltre a quello che si possa persino sperare perché Dio anche nella debolezza estrema e nel fallimento più profondo può far nascere la vita.

La croce di Cristo è la porta della Pasqua e della liberazione, è la passione d’amore di Dio per l’uomo, è la buona notizia della solidarietà di Dio con tutti i crocifissi della storia e della vita, è il riscatto di chi non trova riscatto, la pace di chi è dilaniato e attraversato dalle guerre dell’egoismo e della violenza; la croce di Cristo è il luogo che manifesta l’orrore di tutta la bruttezza del vivere, di tutta la bruttezza del male e del peccato; la croce del Cristo è la serietà con cui Dio si misura con il peccato degli uomini.

Abbiamo bisogno di riconciliarci con la Croce e ritrovare, sulla carta stradale della nostra esistenza paganeggiante, lo svincolo giusto che porta ai piedi di quella croce su cui muore Agnello Innocente, quel Gesù fratello di tutti e amico.

La celebrazione del Venerdì santo intende aiutarci a trovare questo difficile svincolo per sostare davanti alla croce di Cristo. E lì, vedendolo morire, davanti all’amore disarmato ma potente, davanti all’amore apparentemente debole ma profondamente forte e totale, davanti all’amore devo trovare il mio posto e devo trovare la forza per proclamare che solo Dio può tanto, che solo Gesù può rivelare l’intensità dell’amore.

Questo è un giorno buio come la notte, il giorno dello scandalo; un giorno di solitudine e di silenzio; però nella notte e nel silenzio il seme diventa germoglio e la notte si spegne nel giorno nuovo. L’approdo della croce è la pasqua; lo si scopre solo attraversando la croce di Cristo, cioè lasciandosi amare da Lui, sperando con Lui che Dio non ci lascerà nella solitudine della morte ma trasformerà nella fecondità della vita ogni croce e ogni frammento di bene anche della mia vita.

 


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